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	<title>BeRicercatore &#124; Il lavoro del ricercatore: Università e ricerca, pubblicazioni, precariato</title>
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	<description>Il blog del ricercatore con news dalle Università ed info su dottorato, pubblicazioni e situazioni di precariato.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Feb 2012 14:41:35 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Esperimenti stratosferici dell&#8217;Italia nella notte artica</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 15:51:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Magini</dc:creator>
				<category><![CDATA[CNR]]></category>
		<category><![CDATA[Fisica]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca Italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[La Sapienza e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) hanno inviato dei palloni stratosferici per lo studio dell&#8217;inflazione cosmica, evento successivo al big bang. L&#8217;università di Roma La Sapienza e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) in collaborazione con altri enti di ricerca hanno diretto dalla Base Dirigibile Italia del CNR a Ny-Alesund nelle isole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1050" src="http://bericercatore.it/files/2012/01/SapienzaCNR.jpg" alt="" width="550" height="161" /></p>
<p><em><strong>La Sapienza e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) hanno inviato dei palloni stratosferici per lo studio dell&#8217;inflazione cosmica, evento successivo al big bang.</strong></em></p>
<p>L&#8217;università di Roma <strong>La Sapienza</strong> e il <strong>Consiglio Nazionale delle Ricerche</strong> (<a title="CNR" href="http://bericercatore.it/category/cnr/">CNR</a>) in collaborazione con altri enti di ricerca hanno diretto dalla <strong>Base Dirigibile Italia</strong> del CNR a Ny-Alesund nelle isole Svalbard della Norvegia una serie di lanci di <strong>palloni stratosferici</strong> per lo studio dell&#8217;<strong>inflazione cosmica</strong> un evento che sarebbe accaduto dopo la nascita dell&#8217;universo.</p>
<p><span id="more-1042"></span></p>
<p>I palloni stratosferici sono idonei per portare strumentazione a quote di 40 Km dalla terra per la sperimentazione di <strong>astrofisica</strong>, <strong>cosmologia</strong>, <strong>geofisica</strong> e <strong>fisica dell&#8217;atmosfera</strong>.</p>
<p>In questo caso i lanci sono serviti per rilevare dati che saranno preziosi per i futuri sperimenti stratosferici per la conoscenza dell&#8217;universo primordiale, come <strong>Large Scale Polarization Explorer</strong>, finanziato dall&#8217;<strong>Agenzia Spaziale Italiana</strong> (ASI). Analizzando la polarizzazione della radiazione cosmica a microonde si otterranno informazioni per lo studio dell&#8217;evoluzione dell&#8217;universo dopo pochi istanti il <strong>big bang</strong>, l&#8217;esplosione iniziale.</p>
<p>Gli strumenti appesi ai palloni riempiti di elio sono stati progettati e realizzati con il finanziamento del <strong>Programma Nazionale Ricerche in Antartide</strong> (PNRA) e la collaborazione tra il dipartimento di Fisica della Sapienza e dell&#8217;<strong>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia</strong> (INGV). La strumentazione GPS dotata di un sofisticato sistema di controllo termico e con un processore resistente ai raggi cosmici, di comunicazione bidirezionale <strong>Iridium</strong>, hanno sopportato una temperatura di 80 gradi sotto zero dimostrando non solo le capacità scientifiche della ricerca italiana ma anche quelle tecniche strumentali.</p>
<p>“<em>Con questa missione abbiamo dimostrato come sia possibile far funzionare strumentazione scientifica complessa nelle terribili condizioni ambientali presenti in stratosfera durante l’inverno artico</em>” come afferma il professore Paolo de Bernardis docente di Astrofisica presso La Sapienza.</p>
<p>Aggiunge la dottoressa Silvia Masi, ricercatrice del dipartimento di Fisica della Sapienza, “<em>Per questi strumenti abbiamo utilizzato un mix di tecnologie del vuoto, criogeniche ed elettroniche avanzate, che poi riutilizzeremo per realizzare con lo strumento LSPE il grande atlante del fondo a microonde e della sua polarizzazione.</em>”</p>
<p>Gli sperimenti vengono fatti dalla Base Dirigibile Italia nata nel 1997 che offre supporto per progetti di ricerca e sperimentazione in vari settori riguardanti la <strong>chimica</strong> e la <strong><a title="fisica" href="http://bericercatore.it/category/fisica/">fisica</a> dell&#8217;atmosfera</strong>, la <strong>biologia marina</strong>, la <strong>ricerca tecnologica</strong>, l&#8217;<strong>oceanografia</strong>, la <strong>biologia</strong> e gli <strong>studi ambientali</strong>. La struttura è aperta tutto l&#8217;anno; è di 330 metri quadrati comprendente alloggi, uffici e laboratori riuscendo ad alloggiare fino a 7 persone.</p>
<p>Grazie alla ricerca e alla strumentazione italiana verrà dunque studiato la polarizzazione della radiazione a microonde del cosmo ottenendo dati fondamentali per lo studio dell&#8217;inflazione cosmica e “<em>Misurarle sarà quindi importante sia per la <strong>cosmologia</strong> che per la <strong>fisica fondamentale</strong>.</em>” come afferma la dottoressa Masi.</p>
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		<title>Alzheimer: un vaccino per non dimenticare</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 14:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizia Frattini</dc:creator>
				<category><![CDATA[CNR]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo hanno brevettato i ricercatori di due strutture del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr): l’Istituto di genetica e biofisica (Igb) e l’Istituto di biochimica delle proteine (Ibp). Agisce producendo  anticorpi contro il beta-amiloide, un peptide coinvolto in questa forma di demenza. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Immunology and Cell Biology Si chiama (1-11)E2 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1079" src="http://bericercatore.it/files/2012/01/alzheimer.jpg" alt="Alzheimer: un vaccino per non dimenticare" width="359" height="479" /></p>
<p><em><strong>Lo hanno brevettato i ricercatori di due strutture del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr): l’Istituto di genetica e biofisica (Igb) e l’Istituto di biochimica delle proteine (Ibp). Agisce producendo  anticorpi contro il beta-amiloide, un peptide coinvolto in questa forma di demenza. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Immunology and Cell Biology</strong></em></p>
<p>Si chiama (1-11)E2 ed è un <strong>vaccino di nuova generazione</strong>, capace di innescare una risposta immunitaria contro il beta–amiloide, un peptide che si accumula nel cervello dei<strong> malati di Alzheimer</strong>, causando danni alla memoria e alle capacità cognitive. A realizzarlo, due istituti napoletani del Consiglio nazionale delle ricerche: l’Istituto di genetica e biofisica (Igb-Cnr) e l’Istituto di biochimica delle proteine (Ibp-Cnr). Lo studio è stato pubblicato sulla rivista <strong>Immunology and Cell Biology</strong>.</p>
<p><span id="more-1078"></span>La molecola, per la quale è stato appena concesso il <strong>brevetto italiano</strong> e per cui è stata depositata una domanda di brevetto internazionale, consiste in una proteina chimerica, ottenuta cioè dalla fusione di due proteine diverse: un piccolo frammento del peptide beta-amiloide, coinvolto nell’Alzheimer, unito con una proteina batterica. La sostanza è capace, in provetta, di auto-assemblarsi formando una struttura simile a un virus per forma e dimensioni.</p>
<p>“<em>Sono ormai 10 anni che ricercatori di tutto il mondo stanno esplorando la possibilità di prevenire l’Alzheimer con un vaccino: le prime sperimentazioni sull’uomo hanno acceso molte speranze, ma anche evidenziato possibili effetti collaterali gravi, che ne impediscono l’utilizzo</em>”, spiega <strong>Antonella Prisco</strong>, dell’Igb-Cnr, coordinatrice della ricerca. “<em>Usando il bagaglio di esperienze accumulato, abbiamo messo a punto la molecola (1-11)E2, cercando di minimizzarne i rischi per l’organismo e di ottimizzarne l’efficacia terapeutica</em>”. <strong>La sperimentazione è attualmente nella fase pre-clinica</strong>, che prevede la somministrazione del vaccino a topi normali. Il passo successivo consiste nel testare l’efficacia terapeutica e i possibili effetti collaterali in topi transgenici che sviluppano una patologia simile all’Alzheimer.</p>
<p>“<em>Il vaccino che abbiamo prodotto induce rapidamente una forte risposta anticorpale contro il peptide beta-amiloide e polarizza la risposta immunitaria verso la produzione di una citochina anti-infiammatoria, l’interleuchina-4, confermando le proprietà immunologiche auspicate</em>”, precisa la ricercatrice dell’Igb-Cnr. “<em>Attualmente si ricorre ampiamente ai vaccini per prevenire le malattie infettive, ma anche una patologia come l’Alzheimer potrebbe essere prevenuta o curata mettendo in atto un processo simile</em>”, conclude <strong>Piergiuseppe De Berardinis</strong> dell’Ibp-Cnr. “<em>Il vaccino induce la produzione di anticorpi, questi ultimi si legano al peptide che causa la malattia, favorendone così l’eliminazione. Ora stiamo lavorando sui ‘carrier’, molecole o micro-organismi utili a convogliare la risposta immunitaria sui bersagli desiderati</em>”.</p>
<p>Fonte immagine: Tuttasalute.net</p>
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		<title>Inquinamento: Progetti per l&#8217;ambiente</title>
		<link>http://bericercatore.it/1036/inquinamento-progetti-per-lambiente/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 14:26:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marariva</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Situazione Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Argomarine]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Navi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Mar Maditerraneo è uno dei mari più trafficati, e più inquinati. Argomarine vuole attuare dei progetti per salvaguardare il nostro mare. Ogni giorno il Mar Mediterraneo è costituito dal traffico navale tra cui navi da cisterne, ovvero navi che trasportano più di 350M di tonnellate di pretolio all&#8217;anno. Argomarine vuole sviluppare un sistema integrato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1037" src="http://bericercatore.it/files/2012/01/nave_cisterna-e1327500959858.jpg" alt="nave" width="550" height="412" /></p>
<p><strong><em>Il Mar Maditerraneo è uno dei mari più trafficati, e più inquinati. Argomarine vuole attuare dei progetti per salvaguardare il nostro mare. </em></strong></p>
<p>Ogni giorno il Mar Mediterraneo è costituito dal traffico navale tra cui navi da cisterne, ovvero navi che trasportano più di 350M di tonnellate di pretolio all&#8217;anno. Argomarine vuole sviluppare un sistema integrato per il monitoraggio degli eventi di traffico e dell&#8217;inquinamento marino, dovuti alle navi commerciali e imbarcazioni da diporto che transitano su aree marine sensibili, come quelle del Parco Nazionale dell&#8217;Arcipelago Toscano.<span id="more-1036"></span>Il monitoraggio è attuato attraverso una rete di comunicazione ad alta velocità, montati su satelliti, aerei e navi, ma anche robot sottomarini. Tutto questo per salvaguardare l&#8217;ambiente. Per quanto riguarda il caso della Costa Corcordia, attraverso particolari analisi, si presume che il carburante fuoriesca a livello della superficie dell&#8217;acqua. Le particelle di combustibile che raggiungono la riva vengono di nuovo riversate in mare invece di essere sottoposte a spiaggiamento o a scomparire. Ma per gli abitanti dell&#8217;Isola del Giglio per adesso non si devono preoccupare.</p>
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		<title>La senescenza cellulare non blocca il tumore: Cnr e Cornell University a lavoro</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 15:32:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Clara Di Trani</dc:creator>
				<category><![CDATA[CNR]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[cellule staminali]]></category>
		<category><![CDATA[melanoma]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>

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		<description><![CDATA[Grandi scoperte nel campo dei tumori, la senescenza cellulare non ferma il tumore. A scoprirlo sono i ricercatori del Cnr, Università di Milano, e la Cornell University: i risultati sono stati pubblicati su PLoS Computational Biology. Le cellule tumorali tendono a crescere in maniera indefinita, un limite al loro allargamento si è pensato potesse essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1026" src="http://bericercatore.it/files/2012/01/cancro-tumore.jpg" alt="" width="438" height="358" /></p>
<p><em><strong>Grandi scoperte nel campo dei tumori, la senescenza cellulare non ferma il tumore. A scoprirlo sono i ricercatori del Cnr, Università di Milano, e la Cornell University: i risultati sono stati pubblicati su PLoS Computational Biology.</strong></em></p>
<p>Le <strong><a href="http://bericercatore.it/826/tumore-polmone-diagnosi-precoce-grazie-alla-fisica-delle-particelle/">cellule tumorali</a></strong> tendono a crescere in maniera indefinita, un limite al loro allargamento si è pensato potesse essere la <strong>senescenza cellulare</strong>. Da questa intuizione, l&#8217;<strong>Istituto per l&#8217;energetica e l&#8217;interfas</strong>i del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Ieni &#8211; Cnr) con l&#8217;<strong>Università di Milano</strong> e la <strong>Cornell University</strong>, si è giunti ai risultati appena pubblicati sulla rivista open access PLos Computational Biology.</p>
<p><span id="more-1023"></span></p>
<p><strong>Stefano Zapperi</strong>, ricercatore dello Ieni &#8211; Cnr, afferma che le ricerche miravano all&#8217;analisi del legame esistente tra <strong><a href="http://bericercatore.it/797/tumori-al-seno-scoperto-il-tratto-che-li-rende-piu-aggressivi/">melanoma</a></strong> e senescenza cellulare,  vale a dire il processo naturale per cui le cellule, invecchiando, non si dividono più. Osservando la crescita in vitro di alcune cellule di melanoma, si è potuto verificare che, dopo tre mesi, nella maggior parte delle cellule <strong>la crescita ha rallentato</strong> la sua corsa sotto il processo naturale della senescenza.</p>
<p>Zapperi ha aggiunto che si è cercato di costruire un <strong>modello matematico</strong> che rappresentasse questa situazione, ovvero la presenza di un piccolo numero di cellule staminali, all&#8217;interno del tumore, che si divide in maniera indefinita, senza subire il processo della senescenza. Il modello matematico è stato in seguito comparato con i dati sperimentali e ha permesso la rappresentazione delle<strong> curve di crescita</strong> e dell&#8217;<strong>evoluzione</strong> del numero di <strong>cellule senescenti</strong>.</p>
<p>Il ricercatore conclude dicendo che questi studi confermano indirettamente la presenza di cellule staminali tumorali nel melanoma, anche se in realtà la questione è tuttora molto dibattuta. Nonostante tutte le cellule tumorali abbiano la possibilità di entrare in senescenza, l&#8217;<strong>induzione</strong> di tale meccanismo non sembra essere una terapia efficace, poichè si tratta sempre di cellule irrilevanti per la crescita del tumore.</p>
<p>Ulteriori verifiche hanno dimostrato che l&#8217;accelerazione dei processi di senescenza comporterebbe una <strong>scomparsa</strong> solo <strong>momentanea</strong> del tumore. Ad ogni modo la sfida per il ricercatore Zapperi e la sua équipe è annientare la resistenza alla senescenza delle cellule staminali tumorali.</p>
<p>Fonte immagine: igossip.it</p>
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		<item>
		<title>Kepler 22b: per la Nasa è il pianeta ideale per la vita</title>
		<link>http://bericercatore.it/996/kepler-22b-per-la-nasa-e-il-pianeta-ideale-per-la-vita/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 12:02:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernestina Grande</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[News dall'Estero]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[NASA]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalle ultime analisi della Nasa, Kepler 22b risulta essere al momento l&#8217;unico pianeta ideale per ospitare la vita. Grande 2,4 volte più della Terra e distante 600 anni luce da essa, Kepler 22b ha una temperatura tale da permettere la presenza d&#8217;acqua. Nata con l&#8217;ambizioso obiettivo di rintracciare nuovi pianeti potenzialmente abitabili, la missione Keplero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1019" src="http://bericercatore.it/files/2011/12/Kepler-22b-Nasa-e1324296827856.jpeg" alt="Kepler 22b Nasa" width="480" height="383" /></p>
<p><em><strong>Dalle ultime analisi della Nasa, Kepler 22b risulta essere al momento l&#8217;unico pianeta ideale per ospitare la vita. Grande 2,4 volte più della Terra e distante 600 anni luce da essa, Kepler 22b ha una temperatura tale da permettere la presenza d&#8217;acqua.</strong></em></p>
<p>Nata con l&#8217;ambizioso obiettivo di rintracciare nuovi pianeti potenzialmente abitabili, la <strong>missione Keplero</strong> della Nasa inizia a mostrare interessanti spiragli di concretezza. Il <strong><a href="http://bericercatore.it/776/telescopio-gigante-100-metri-sottoterra-per-ascoltare-i-suoni-dello-spaziotempo/" target="_blank">telescopio </a>orbitale Keplero</strong> della<strong> Nasa</strong>, puntato da marzo 2009 in direzione della costellazione del Cigno, scandaglia e seleziona secondo precise dinamiche quei pianeti situati nelle cosiddette zone di abitabilità. Al momento, oltre a Kepler 22b, sono in corso di analisi 207 pianeti tra i circa 2.346 individuati da Keplero come possibili candidati.</p>
<p><span id="more-996"></span></p>
<p><strong>Kepler 22b</strong> &#8211; dove la<em> b</em> sta per pianeta, secondo il gergo degli specialisti &#8211; ha una stella poco più piccola del sole, attorno alla quale orbita per un periodo di circa <strong>290 giorni</strong>. Con una massa circa il doppio della Terra e una distanza da essa di 600 anni luce, Kepler 22b possiede una temperatura tale da permettere la presenza dell&#8217;<strong>acqua</strong> allo stato liquido. Tutte queste qualità hanno portato i ricercatori della Nasa a incoronare Kepler 22b &#8216;pianeta per la vita&#8217;.</p>
<p>Kepler 22b è una scoperta non di poco conto se si considera quanto sia difficile riscontrare l&#8217;effettiva presenza delle medesime caratteristiche &#8211; necessarie a garantire la vita &#8211; in un solo pianeta.</p>
<p>Le zone di abitabilità, infatti, vengono valutate sulla base di diversi parametri che il pianeta analizzato deve necessariamente confermare: una massa rocciosa simile alla Terra (e a Venere e Marte); un&#8217;orbita nella fascia di abitabilità della sua stella non inferiore a diversi mesi; un&#8217;adeguata distanza dalla sua stella, anche sulla base della luminosità e grandezza di quest&#8217;ultima; e una temperatura perfetta per la presenza di <a href="http://beecologista.it/category/acqua/" target="_blank">acqua</a> allo stato liquido (quindi né troppo fredda, né troppo calda).</p>
<p>Fonte immagine: it.paperblog.com</p>
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		</item>
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		<title>Aids, ricerca scientifica: in Italia prodotto un anticorpo umano dal tabacco</title>
		<link>http://bericercatore.it/973/aids-ricerca-scientifica-in-italia-prodotto-un-anticorpo-umano-dal-tabacco/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 13:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernestina Grande</dc:creator>
				<category><![CDATA[CNR]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[HIV]]></category>

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		<description><![CDATA[Prodotto un anticorpo umano capace di neutralizzare molti isolati dell&#8217;Aids. Questo il risultato ottenuto in Italia da una ricerca scientifica sulle piante di tabacco geneticamente modificate. Uno studio italiano sulle piante è riuscito ad ottenere un farmaco su base vegetale per la cura dell&#8216;HIV. Tale ricerca è parte di un progetto europeo denominato Pharma-Planta e avviata dalla collaborazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-medium wp-image-976" src="http://bericercatore.it/files/2011/12/Aids-in-italia-prodotto-un-anticorpo-umano-dal-tabacco-300x199.jpg" alt="Aids - in italia prodotto un anticorpo umano dal tabacco" width="400" height="299" /></p>
<p><em><strong>Prodotto un anticorpo umano capace di neutralizzare molti isolati dell&#8217;Aids. Questo il risultato ottenuto in Italia da una ricerca scientifica sulle piante di tabacco geneticamente modificate.</strong></em></p>
<p>Uno <a href="http://bericercatore.it/category/ricerca-italiana/" target="_blank">studio italiano</a> sulle piante è riuscito ad ottenere un farmaco su base vegetale per la cura dell<strong>&#8216;HIV</strong>. Tale ricerca è parte di un progetto europeo denominato <strong>Pharma-Planta</strong> e avviata dalla collaborazione fra l&#8217;<strong>Università di Verona</strong>, il <strong>Laboratorio di Biotecnologie dell&#8217;ENEA</strong> e il <strong>Consiglio Nazionale delle Ricerche</strong> (<a title="CNR" href="http://bericercatore.it/category/cnr/" target="_blank">Cnr</a>).</p>
<p><span id="more-973"></span></p>
<p>Prodotto attraverso il trattamento delle <strong>piante da tabacco geneticamente modificate</strong>, questo innovativo <strong>biofarmaco - </strong>un anticorpo umano purificato &#8211; si mostra capace di neutralizzare molti isolati del virus HIV-1. Differentemente dalle produzioni biotecnologiche utilizzate comunemente, quelle &#8211; come la presente &#8211; di natura vegetale, garantiscono la medesima efficacia a costi contenuti. Ciò ne permetterebbe un loro uso strategico: in tale caso specifico l&#8217;anticorpo potrebbe essere, infatti, utilmente diffuso in tutte quelle aree del pianeta molto povere e quindi molto più colpite dal virus.</p>
<p>L&#8217;anticorpo contro l&#8217;HIV è uno dei primi veri e propri farmaci &#8216;green&#8217; e l&#8217;impianto allestito per la sua produzione presso i Laboratori dell&#8217;ENEA potrà essere riutilizzato al fine di ospitare ulteriori studi sui farmaci naturali. L&#8217;obiettivo, sempre più verosimile, è quello di riuscire a trattare e purificare &#8211; dalle varie famiglie vegetali &#8211; delle proteine, capaci di vantare la medesima efficacia curativa offerta da farmaci prodotti attraverso microrganismi o cellule <a href="http://beecologista.it/category/animali/" target="_blank">animali</a>, procedimenti di gran lunga più costosi.</p>
<p>I<strong> primi test</strong> clinici-sperimentali dell&#8217;anticorpo verde sono stati avviati a <strong>giugno 2011</strong> presso l<strong>&#8216;Università del Surrey</strong> in <strong>Gran Bretagna</strong>. Tuttavia, la sua facile, economica ed ecologica produzione, fa ben sperare un&#8217;applicazione futura su larga scala, soprattutto laddove il virus dell&#8217;immunodeficienza miete molte vite umane, ingabbiate nella morsa della povertà e della cattiva sanità.</p>
<p>Fonte immagine: ecologiae.com</p>
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		<title>Tendinite rimedi naturali: la cura è nel curry</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 11:55:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernestina Grande</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Università e Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[curcumina]]></category>
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		<description><![CDATA[La cura per la tendinite potrebbe partire proprio dall&#8217;alimentazione: una ricerca avviata da due prestigiose università scopre come una particolare sostanza contenuta nel curry possa alleviare il dolore provocato dall&#8217;infiammazione. La cura contro l&#8217;infiammazione dei tendini potrebbe partire proprio da un gustoso piatto di pollo al curry, o almeno questo è quanto emerge da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-970" src="http://bericercatore.it/files/2011/12/Curry.jpg" alt="Curry" width="500" height="375" /></p>
<p><em><strong>La cura per la tendinite potrebbe partire proprio dall&#8217;alimentazione: una <a title="ricerca" href="http://bemedico.it/category/ricerca/" target="_blank">ricerca </a>avviata da due prestigiose università scopre come una particolare sostanza contenuta nel curry possa alleviare il dolore provocato dall&#8217;infiammazione.</strong></em></p>
<p>La cura contro l&#8217;infiammazione dei tendini potrebbe partire proprio da un gustoso piatto di pollo al curry, o almeno questo è quanto emerge da una recente ricerca avviata parallelamente all&#8217;interno di due <a title="università estere" href="http://bemedico.it/category/universita-estere/" target="_blank">università </a>a Londra e in Germania.</p>
<p><span id="more-956"></span></p>
<p>Che interessi il ginocchio o il gomito, la <strong>tendinite</strong> si verifica nel momento in cui il <strong>peritenonio</strong> &#8211; quella sottile  protezione di fibre intrecciate che avvolge il tendine &#8211; si infiamma al punto tale da provocare un dolore intenso e permanente. Le <strong>cause</strong> solitamente sono da ricercare in un ripetitivo ed eccessivo sforzo della parte infiammata. Per ciò che riguarda le <strong>cure</strong>, le uniche attualmente presenti consistono nella somministrazione di <strong>antinfiammatori non steroidei</strong>, con risultati spesso solo temporanei e relativi, oltre a tutti gli effetti collaterali di sorta conseguenti, quali nausea, dissenteria e emicrania.</p>
<p>I ricercatori dell&#8217;<strong>Università di Nottingham</strong> a <strong>Londra</strong> e della <strong>Ludwing Maximilians</strong> in <strong>Germania</strong> grazie a una recente ricerca hanno scoperto come la <strong>Curcumina</strong>, una particolare sostanza contenuta nel <strong>curry</strong>, possieda la capacità di inibire quei meccanismi biologici che attivano l&#8217;infiammazione, generando il conseguente dolore acuto.</p>
<p>Gli specialisti hanno puntualizzato che al momento i risultati ottenuti dalla ricerca non possono esser certo interpretati come il raggiungimento definitivo di una cura effettiva per il trattamento dei vari stati infiammatori. Tuttavia la scoperta di questa felice reazione delle cellule tendinee alla curcumina del curry- che oltretutto regala il tipico colore giallo alla spezia &#8211; offre un nuovo punto di riferimento per poter avviare approfondite sperimentazioni e terapie complementari, ponendosi come obiettivo la reale possibilità futura di <a title="prevenzione" href="http://bemedico.it/category/prevenzione/" target="_blank">prevenire</a> e curare concretamente stati così dolorosi direttamente attraverso l&#8217;alimentazione.</p>
<p>Ancora una volta quindi la conferma di come le spezie siano un&#8217;alimento importante per il nostro organismo. E in attesa che le ricerche facciano il loro corso, vi consigliamo comunque di non disdegnare una buona portata a base di curry: magari non soffrite &#8211; per vostra fortuna &#8211; del <em>gomito da tennista</em>, ma il mix di sostanze naturali contenute all&#8217;interno della spezia orientale non può che far bene, gratificando al contempo il palato, il che di certo non guasta.</p>
<p>Fonte immagine: coffeeshaking.blogspot.com</p>
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		<title>Robotville: lo Science Museum di Londra presenta iCub e altri robot intelligenti</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 10:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernestina Grande</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[science museum]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è rivelata un vero successo la mostra Robotville organizzata presso lo Science Museum di Londra questo week end. Fra i tanti robot intelligenti presentati, è stato l&#8217;italiano iCub ad affascinare più di ogni altro visitatori e addetti ai lavori. Una mostra-laboratorio per presentare risultati di anni di ricerca e lavoro nella robotica. Aperta al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-948 alignnone" src="http://bericercatore.it/files/2011/12/icup-robotville-londra.jpg" alt="icup robotville londra" width="300" height="293" /><em></em></p>
<p><em><strong>Si è rivelata un vero successo la mostra Robotville organizzata presso lo Science Museum di Londra questo week end. Fra i tanti robot intelligenti presentati, è stato l&#8217;italiano iCub ad affascinare più di ogni altro visitatori e addetti ai lavori.</strong></em></p>
<p>Una <a title="mostre" href="http://beartista.it/category/mostre/" target="_blank">mostra</a>-laboratorio per presentare risultati di anni di ricerca e lavoro nella robotica. Aperta al pubblico gratuitamente dall&#8217;<strong>1 al 4 dicembre</strong>, <strong>Robotville</strong> ha offerto ai cittadini di South Kesinghton e dintorni uno spettacolo degno dei migliori <a title="film" href="http://becinema.it/category/cinema/" target="_blank">film </a>fantascientifici: robot di ogni dimensione e materiale riempivano le sale danzando; mani metalliche afferravano oggetti e occhi ipnotici seguivano scrupolosamente i visitatori.</p>
<p><span id="more-947"></span></p>
<p>Le capacità mostrate da queste piccole e grandi macchine metalliche hanno del sorprendente. Quasi del magico. Ma in realtà tutta Robotville è la chiara dimostrazione di come e quanto la <a title="scienza" href="http://bericercatore.it/category/scienza/" target="_blank">scienza</a> stia facendo dei passi da gigante anche nel mondo della robotica. Un lavoro meticoloso ma proficuo, e non solo all&#8217;estero, anzi: è stata l&#8217;Italia con il suo <em>cucciolo</em> <strong>iCub</strong> a destare il maggior interesse, tanto fra i visitatori, quanto fra gli addetti ai lavori.</p>
<p><strong>ICub,</strong> infatti, è un robot al momento unico nel suo genere, in quanto può vantare una capacità tipicamente umana: l<strong>&#8216;apprendimento sulla base dell&#8217;esperienza</strong>. ICub è parte del progetto<strong> EU - </strong>tanto complesso quanto affascinante &#8211; denominato <strong>Robotcup </strong>e nato tra il <strong>2004</strong> e il <strong>2005</strong> ad opera dell<strong>&#8216;Istituto Italiano di Tecnologia </strong>(IIT) di <strong>Genova</strong>. Tale studio si pone l&#8217;arduo obiettivo di fondere insieme <strong>robotica</strong>, <strong>nanotecnologie</strong> e<strong> neuroscienze</strong>, realizzando un umanoide capace di apprendere interagendo con l&#8217;ambiente circostante, <strong>senza alcuna programmazione pre-installata dagli <a title="sviluppatori" href="http://beinformatico.it/category/sviluppatori/" target="_blank">ingegneri</a></strong>.</p>
<p>Costato ben duecento mila euro, iCub deve ancora fare tanta strada, ma un risultato importante lo ha raggiunto: facendo roteare una <strong>pallina rossa</strong> davanti ai suoi occhi, iCub la osserva, la percepisce e la agguanta con le sue piccole mani dotate di sensori. Per tenere sotto controllo le reazioni del piccolo umanoide al momento sono necessari ben quattro computer, ma il cucciolo in sostanza fa tutto da solo.</p>
<p>Il corpo di iCub &#8211; con un altezza di poco superiore al metro e un peso di circa 22 kg &#8211; è quello di un bambino di due anni, realizzato attraverso una bianca gomma speciale usata per ricoprire una <strong>fitta rete di sensori</strong> sottostanti. Le sue capacità &#8216;cerebrali&#8217;, invece, rispecchiano verosimilmente quelle di un bimbo di <strong>dieci mesi</strong>. <strong>Giorgio Metta - </strong>coordinatore della piattaforma hardware e <a title="software" href="http://beinformatico.it/category/software/" target="_blank">software </a>di iCub &#8211;  parlando a proposito del cucciolo androide dice: &#8220;Quando lo abbiamo immaginato il criterio di fondo era che le azioni e il pensiero sono strettamente connesse alla forma del corpo. ICub ha la sua armonia ed eleganza&#8221;.</p>
<p>Il progetto iCup continuerà a sviluppare la sua ricerca sulla <strong>cognizione</strong>, la <strong>manipolazione</strong> e la <strong>propriocezione</strong> (la capacità di percepire il proprio corpo nello spazio); proprio per tale motivo l&#8217;IIT lavora a stretto contatto con le neuroscienze. Gli ulteriori sviluppi della ricerca potrebbero non solo rivoluzionare l&#8217;applicabilità pratica della robotica nella vita umana, ma anche fornire nuovi e importanti riscontri ai fervidi studi neuroscientifici.</p>
<p>Fonte immagine: robotcub.org</p>
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		<title>Tessuti idrorepellenti, antismog e anti insetto ottenuti da una ricerca a Prato</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 11:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernestina Grande</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[ricercatori italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[fibre]]></category>
		<category><![CDATA[molecola]]></category>
		<category><![CDATA[prato]]></category>
		<category><![CDATA[tessile]]></category>

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		<description><![CDATA[Da una nuova ricerca condotta a Prato presso la Next Technology Tecnotessile, nascono fortunati mix di fibre e molecole capaci di rendere i tessuti idrorepellenti, antismog e anti insetto. Tre nuove varianti tessili sono il fortunato risultato ottenuto da una ricerca realizzata presso i laboratori della Next Technology Tecnotessile di Prato: per abitazioni e uffici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-medium wp-image-933 aligncenter" src="http://bericercatore.it/files/2011/12/A-Prato-tessuti-idroreppellenti-antismog-e-anti-insetto-300x219.jpg" alt="A Prato tessuti idrorepellenti, antismog e anti insetto" width="400" height="319" /></p>
<p><em><strong>Da una nuova ricerca condotta a Prato presso la Next Technology Tecnotessile, nascono fortunati mix di fibre e molecole capaci di rendere i tessuti idrorepellenti, antismog e anti insetto.</strong></em></p>
<p>Tre nuove varianti tessili sono il fortunato risultato ottenuto da una ricerca realizzata presso i laboratori della Next Technology Tecnotessile di Prato: per abitazioni e uffici nascono i tessuti <a title="ambiente" href="http://beecologista.it/category/ambiente/" target="_blank">antismog</a>, capaci di agire contro la riduzione dell&#8217;inquinamento; per gli abiti e i soprabiti invece le stoffe saranno impermeabili, anti zanzare e anti mosche.</p>
<p><span id="more-931"></span></p>
<p>Le tre innovative scoperte tessili sono state annunciate lo scorso mercoledì durante l&#8217;<strong>Open day</strong> della prima parte del <strong>progetto OTIR 2020</strong> (Officina Toscana dell&#8217;Innovazione e della Ricerca per il sistema<a title="moda" href="http://bemoda.it/" target="_blank"> moda</a>) dalla società pratese di ricerca e servizi <strong>Next Technology Tecnotessile</strong> (NTT), fondata dal <strong>MIUR</strong> (Ministero dell<a title="università e ricerca" href="http://bericercatore.it/category/universita-e-ricerca/" target="_blank">&#8216;Università e della Ricerca</a>) e partecipata dalle più importanti manifatture italiane del settore tessile e meccano tessile.</p>
<p>I <strong>tessuti antismog</strong> nascono dal <strong>trattamento &#8211; con biossido di titanio<a title="nanotecnologie" href="http://bemedico.it/tag/nanotecnologie/" target="_blank"> nanoparticellare</a> - </strong>della trama superficiale dei fili, quelli che intrecciati fra loro danno origine a quell&#8217;area più o meno lineare denominata appunto tessuto. Tale procedimento permetterebbe a divani, tappeti, tovaglie e tende di intervenire a favore della riduzione dell&#8217;inquinamento all&#8217;interno di abitazioni e uffici. I batteri e lo smog, infatti, vengono mineralizzati e ridotti in anidride carbonica e acqua dalla luce &#8211; solare o delle lampade &#8211;  e tali elementi interagiscono con le nano particelle del biossido di titanio utilizzato nel processo tessile.</p>
<p>Diversamente, i <strong>tessuti anti insett</strong>i &#8211; zanzare, mosche e zecche &#8211; vengono realizzati attraverso l&#8217;unione delle fibre, tanto sintetiche quanto naturali, a una particolare molecola: la <strong>Beta Ciclodestrina</strong>, un derivato dell&#8217;amido che si presenta come una polvere cristallina bianca e la cui struttura chimica ad anello la rende ideale per contenere altre sostanze di diversa natura. Molto utilizzata per tali proprietà dalle industrie alimentari e <a title="farmacista" href="http://befarmacista.it/" target="_blank">farmaceutiche</a>, la Beta Ciclodestrina nelle fibre tessili permette di ospitare un&#8217;ulteriore molecola, la <strong>DEET</strong>.</p>
<p>La DEET, nata negli anni 50, oggi è ampiamente utilizzata come repellente all&#8217;interno di vari prodotti appositi, ma il suo effetto è solitamente temporaneo, circa 8 ore. I ricercatori della NTT hanno scoperto però come, associandola alla Beta Clclodestrina capace di contenerla, la DEET riesca a schermare gli insetti senza alcun danno per l&#8217;organismo umano e per un periodo di oltre una settimana.</p>
<p>I <strong>tessuti idrorepellenti</strong> nascono invece grazie a un fortunato mix ottenuto associando una<strong> resina flurocarbonica </strong>a un&#8217;ulteriore <strong>elemento</strong>, <strong>al momento segreto</strong>, applicato dagli specialisti del NTT al procedimento tessile di abiti e soprabiti di qualsiasi tipo e materiale. In tal modo cappotti e vestiario potrebbero vantare l&#8217;innovativa capacità di <strong>impermeabilità</strong>, pur mantenendo inalterate forme, traspirabilità ed effetto tattile.</p>
<p>Fonte immagine: ansa.it</p>
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		<title>WWF Italia sostiene ricerca per la biodiversità: bando aperto</title>
		<link>http://bericercatore.it/wwf-italia-sostiene-ricerca-per-la-biodiversita-bando-aperto</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 13:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Chinchilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca Italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Il WWF Italia lancia 2 bandi per progetti di ricerca sulla biodiversità ed invita i cittadini a dare un contributo per realizzarli. Bandi aperti fino al 10 novembre.   Prende il via la prima iniziativa italiana per sostenere la ricerca scientifica sulla biodiversità con il supporto del grande pubblico: per la seconda edizione di Biodiversamente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-914" title="biodiversità" src="http://bericercatore.it/files/2011/10/biodiversit%C3%A0.jpg" alt="biodiversità" width="500" height="307" /><br />
<em><strong>Il WWF Italia lancia 2 bandi per progetti di ricerca sulla biodiversità ed invita i cittadini a dare un contributo per realizzarli. Bandi aperti fino al 10 novembre.  </strong></em></p>
<p>Prende il via la prima iniziativa italiana per sostenere la ricerca scientifica sulla biodiversità con il supporto del grande pubblico: per la seconda edizione di <a title="Biodiversamente 2011" href="http://beecologista.it/biodiversamente-2011-al-via-il-22-e-23-ottobre" target="_blank">Biodiversamente</a>, il Festival dell’Ecoscienza organizzato dal WWF con l’Associazione Nazionale Musei Scientifici, il WWF Italia lancia il bando per due progetti di ricerca dedicati alle specie italiane più preziose e ai servizi naturali che garantiscono, e fino al 23 ottobre invita tutti a dare un contributo diventando simbolicamente <strong>“Ricercatore per un giorno”</strong>, sul loro sito e sulle piazze italiane.</p>
<p><span id="more-913"></span>La ricerca ambientale “made in Italy” vanta successi di calibro internazionale, ma la <strong>drammatica scarsità di finanziamenti</strong> rende la ricerca sempre più <em>“a rischio estinzione”</em>, soprattutto in un campo sottovalutato come quello ambientale, tanto che, per fare solo un esempio, le ricerche di base sulla biodiversità dei Musei ANMS, che impiegano circa 300 ricercatori, ricevono finanziamenti pubblici per meno di 200.000 euro l’anno.</p>
<p>Eppure la biodiversità è l’assicurazione sulla vita del nostro pianeta e l’unico modo per conservarla è <strong>conoscerla e studiare strategie per proteggerla,</strong> definendo nuovi modelli di sviluppo sostenibile. Al mondo ci sono dai 5 ai 10 milioni di specie, ma oggi poco meno di 2 milioni sono state classificate, e mentre siamo ancora lontani dal comprenderne le infinite funzionalità, perdiamo biodiversità a ritmi vertiginosi, con <strong>un calo del 30% tra il 1970 e il 2005</strong> secondo l’Indice del Pianeta Vivente realizzato dal WWF e pubblicato nell’ultimo Living Planet Report 2010, con inevitabili ripercussioni sulla vitalità degli ecosistemi e l’efficienza dei servizi naturali.</p>
<p>Con <strong>57.468 specie animali</strong> (di cui l’8,6% endemiche, ovvero vivono solo nel nostro Paese), e <strong>12.000 specie di flora</strong> (di cui il 13,5% endemiche),<strong> l&#8217;Italia è il paese europeo più ricco di biodiversità.</strong> Ma attualmente sono a rischio il 68% dei vertebrati terrestri, il 66% degli uccelli, il 64% dei mammiferi, il 76% degli anfibi e addirittura l’88% dei pesci d’acqua dolce, tanto che nei prossimi anni rischiamo di perdere specie come l’orso bruno, la lontra, il capovaccaio, l’aquila del Bonelli o la pernice bianca.</p>
<p><a title="WWF Italia" href="http://www.wwf.it" target="_blank">Qui</a> i bandi  aperti a candidati con titolo di dottore in ricerca in ambito biologico-ambientale che non abbiano compiuto 36 anni di età. Le borse di studio offerte sono dall&#8217;importo di euro 12.000 lorde e della durata di 12 mesi.</p>
<p><strong>Ecco i temi:</strong><br />
<strong>Bando 1:</strong> (a) migliorare le conoscenze relative alla flora e alla fauna ed alla formulazione di proposte concrete di conservazione, (b) valutare la vulnerabilità di specie a rischio in Italia.<br />
<strong>Bando 2:</strong> (a) sviluppare il monitoraggio di popolazioni “sentinella” di flora e fauna mirata a valutare lo stato complessivo dell’ecosistema, (b) produrre una valutazione complessiva dei servizi ecosistemici in alcuni habitat italiani con inclusione anche degli aspetti socio-economici.</p>
<p>Le domande dovranno essere fatte pervenire entro le ore 12,00 del giorno 10 novembre 2011 e devono riportare la dicitura Bando di Ricerca Biodiversamente 2011, ed essere inviate per raccomandata A/R a WWF Italia, via Po 25/c, 00198 Roma.</p>
<p>Fonte immagine: ecologiae.com</p>
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