giovedì 3 giugno 2010

Un ago contro il dolore. L’agopuntura e il topo

Pubblicato da valentina.torchia


Ricerca americana dimostra come l’agopuntura aiuti a ridurre la percezine dolorosa nei topi.

Uno studio americano pubblicato sulla rivista Nature dimostra come l’uso degli aghi possa migliorare la sopportazione del dolore nei topi. Basterà pungerci con un ago per rimediare al dolore? Ce lo diranno le ricerche prossimamente condotti sull’uomo.

Da secoli l’agopuntura è una delle tecniche più utilizzate nella medicina tradizionale cinese. La scienza medica occidentale, però, ha sempre osteggiato questa pratica, definendola inutile e psudo-scientifica.

Nei decenni precedenti diverse ricerche sono state compiute per cercare di comprendere se l’agopuntura avesse una reale funzione. Tuttavia, i medici sostengono che non sia possibile ottenere risultati evidenti: è infatti difficile comprendere se i benefici riferiti dai pazienti siano reali o dovuti all’effetto placebo.

Contrariamente a tutte le ipotesi, la neuroscienziata Nedergaard e il suo team di ricercatori della University of Rochester -New York- hanno analizzato un meccanismo biochimico che potrebbe confermare un reale effetto dell’agopuntura.

Gli scienziati statunitensi hanno sottoposto alcuni topi a uno stimolo doloroso alla zampa posteriore. Un ago da agopuntura è stato inserito in un punto vicino al ginocchio, che corrisponde al punto Zusanll, negli esseri umani. Secondo la pratica dell’agopuntura, questo è un punto adatto a essere “bucato” per ridurre il dolore.

I ricercatori hanno osservato che i topi sottoposti all’agopuntura si mostrano resistenti al dolore per circa un’ora dopo il trattamento con l’ago. Infatti, se la parte dolorante viene toccata, gli animali non mostrano sofferenza.

Il dolore è quindi stato calmato.

Dal punto di vista biochimico, è l’adenosina, sostanza prodotta dal corpo durante un trauma, che riduce la sensazione dolorosa. I ricercatori di Rochester hanno rilevato un aumento di questa sostanza nei topi trattati con l’agopuntura. Questa tecnica parrebbe quindi ridurre la sensazione stimolando la produzione di adenosina.

Secondo Vitaly Napadow, neuroscienziato della Harvard Medical School a Boston, questo studio potrebbe fornire un supporto utile per l’utilizzo dell’agopuntura in patologie come la sindrome del tunnel carpale. Lo scienziato rimane scettico quando si parla di agopuntura per curare disturbi come il mal di testa, o comunque altre situazioni patologiche più complesse e che interessano più sistemi corporei.

Esistono altre ricerche in cui l’agopuntura sembra determinare un aumento di diverse sostanze a livello sistemico, come ad esempio le endorfine. La dottoressa Nedergaard sostiene però che il suo studio ha dimostrato solo un’azione a livello locale. Quando l’ago è stato infilato nella zampa non ferita del topo, infatti, non ci sono stati effetti rilevanti.

La tecnica degli aghi sembra quindi funzionare solo se applicata localmente, nell’area dove  è presente il dolore.

I risultati di questo studio ridanno dignità a una metodica antichissima come quella dell’agopuntura, ma i ricercatori non la considerano ancora come possibile cura da sostituire alla medicina tradizionale. L’idea  è quella di studiare al meglio il meccanismo biochimico scoperto e cercare di formulare trattamenti che coniughino l’agopuntura alla medicina tradizionale, per potenziarne gli effetti curativi.

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