12 marzo 1610. Galileo pubblica un’opera destinata a scardinare le conoscenze astronomiche di un’epoca, e non solo…400 anni dopo, il Museo milanese della Scienza e della Tecnologia ricorda l’evento con l’esposizione straordinaria dell’unico frammento di luna presente in Italia.
In occasione del 400° anniversario della pubblicazione del Sidereus Nuncius di Galileo, il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano espone in via straordinaria l’unico frammento di roccia lunare in possesso dell’Italia e la riproduzione delle pagine più significative della rivoluzionaria opera galileiana.
Il 12 marzo del 1610 Galileo Galilei dava alle stampe 550 copie di un libricino di appena una sessantina di pagine in cui riportava il risultato delle prime osservazioni astronomiche della storia compiute con il cannocchiale: il Sidereus Nuncius, un nome che sarebbe entrato di lì a poco nella storia dell’uomo come simbolo di progresso e libero pensiero.
In quella piccola pubblicazione scritta in fretta e furia, in poche settimane, mentre ancora stava facendo le sue osservazioni, guidato dall’urgenza e dall’ambizione di dare per primo al mondo l’annuncio di scoperte straordinarie e inaudite, Galileo riprodusse con estrema precisione scientifica e grande abilità artistica le prime osservazioni dettagliate della Via Lattea, della superficie della Luna, delle quattro lune principali di Giove.
L’osservazione del nostro satellite naturale, con le sue macchie e i suoi mari, convinse Galileo che il “mondo celeste” non era così perfetto e immacolato come le Sacre Scritture avevano dogmaticamente imposto per secoli. Tale immutabile perfezione era dovuta unicamente alle limitazioni della nostra capacità visiva, limitazioni che lo scienziato superò grazie all’utilizzo del cannocchiale.
Contrariamente a ciò che comunemente si crede, non fu Galileo a inventare questo strumento: il cannocchiale veniva infatti già utilizzato ampiamente in campo bellico. La rivoluzione fu nell’uso “scientifico” che egli ne fece, asservendolo all’osservazione dei fenomeni naturali, e in particolare a quelli celesti.
Sfruttando le potenzialità di questo strumento, Galileo fu in grado di individuare le lune di Giove e analizzare il loro moto orbitale intorno a questo pianeta: non tutti i corpi celesti ruotavano dunque intorno alla terra, centro dell’universo, come voleva la tradizione tolemaica eliocentrica. La teoria copernicana, proposta circa un secolo prima, riceveva quindi un’importante conferma.
Richiamato all’ordine dalle autorità ecclesiastiche, Galileo promise di non diffondere ulteriormente alcuna osservazione, idea, teoria, che potesse rivelarsi in palese contrasto con quanto affermato nei testi sacri.
Tuttavia, le sue osservazioni proseguirono e, circa vent’anni dopo, nel 1632, lo scienziato pubblicò il “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, quello tolemaico e quello copernicano”. In quest’opera, Galileo inscenò un dibattito tra due personaggi immaginari, ognuno dei quali era schierato su uno dei due fronti. Naturalmente, non fu difficile comprendere quale fosse l’opinione sostenuta dall’autore…
Galileo fu quindi chiamato a Roma e costretto alla celeberrima abiura, in cui negò qualsiasi validità di un modello eliocentrico.
Per celebrare lo scienziato, il museo “Leonardo da Vinci”, ha proposto l’esposizione straordinaria del frammento lunare donato nel 1973 dal presidente americano Nixon al Governo italiano e in particolare al Museo milanese. Il frammento, una roccia di basalto racchiusa in una sfera di vetro sintetico per difenderla da ogni degradazione o contaminazione, è stato portato sulla terra dagli astronauti della missione Apollo 11, che sbarcarono sulla luna nel dicembre del 1972.


